Pensione a 64 anni, cambiano le prospettive per chi ha iniziato a lavorare dopo il 1996

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La pensione a 64 anni potrebbe diventare più accessibile per una parte dei lavoratori che hanno iniziato a versare contributi dopo il 1995. Il punto centrale della possibile riforma non riguarda tanto l’età di uscita, quanto il requisito economico necessario per poter utilizzare questo canale di pensionamento.

Oggi chi ha il primo accredito contributivo dal 1° gennaio 1996 può accedere alla pensione anticipata contributiva a 64 anni, purché abbia maturato almeno 20 anni di contribuzione effettiva e raggiunga una determinata soglia nell’importo della pensione. Nel 2026 l’assegno iniziale deve essere almeno pari a tre volte l’importo dell’Assegno sociale. Per le donne il limite scende a 2,8 volte con un figlio e a 2,6 volte con almeno due figli.

È proprio questa condizione che potrebbe essere rivista. L’ipotesi emersa nel confronto sulla prossima manovra è quella di intervenire sulla soglia minima richiesta, eventualmente prevedendo condizioni differenti per alcune categorie di lavoratori. Tra le situazioni considerate rientrerebbero anche quelle di chi si trova senza occupazione.

La modifica avrebbe un effetto significativo soprattutto per chi ha già raggiunto l’età prevista e possiede gli anni di contribuzione necessari, ma non riesce a soddisfare il requisito relativo all’importo della pensione. In questi casi, infatti, anche con 20 anni di contributi effettivi non è oggi possibile ottenere automaticamente l’uscita a 64 anni.

Il quadro è destinato inoltre a cambiare già dal prossimo anno. L’INPS ha stabilito che per chi ha iniziato a versare contributi dal 1996 i requisiti della pensione anticipata contributiva passeranno nel 2027 a 64 anni e 1 mese di età e 20 anni e 1 mese di contribuzione effettiva. Nel 2028 serviranno invece 64 anni e 3 mesi e 20 anni e 3 mesi di contributi.

La possibile revisione della soglia economica si inserisce in un progetto più ampio. Tra le proposte discusse c’è infatti anche l’estensione temporanea della pensione a 64 anni ai lavoratori che hanno contributi anteriori al 1996. In questo caso, però, l’accesso sarebbe collegato alla scelta di calcolare l’intera pensione con il metodo contributivo, rinunciando quindi all’eventuale quota retributiva.

Per i cosiddetti contributivi puri, dunque, la novità potrebbe consistere soprattutto in un alleggerimento delle condizioni economiche. Non sarebbe invece necessario introdurre una nuova forma di pensionamento: il canale a 64 anni esiste già e continua a essere previsto dalla normativa.

Per il 2026 restano infatti valide le regole attuali. Oltre alla pensione anticipata a 64 anni, chi ha iniziato a lavorare dal 1996 può accedere alla pensione anticipata ordinaria con 42 anni e 10 mesi di contributi se uomo oppure 41 anni e 10 mesi se donna. Per questa seconda possibilità il requisito è legato all’anzianità contributiva e non alla soglia dell’importo pensionistico prevista per l’uscita a 64 anni.

La questione più importante riguarda quindi il futuro della soglia economica. Se venisse ridotta, oppure eliminata per determinate categorie, una parte dei lavoratori oggi esclusi potrebbe avere un nuovo accesso alla pensione anticipata contributiva. Non è però ancora possibile stabilire quanti sarebbero i beneficiari né quali condizioni verrebbero applicate.

Al momento, infatti, si tratta di una proposta ancora in fase di definizione. Le regole effettive dipenderanno dal testo definitivo della legge e dagli eventuali provvedimenti successivi. Per questo motivo, le ipotesi sulla riduzione o sull’eliminazione della soglia non possono ancora essere considerate requisiti validi per andare in pensione.

Fonti: INPS, disciplina della pensione anticipata per i lavoratori con primo accredito contributivo dal 1° gennaio 1996; INPS, aggiornamento dei requisiti per il 2027 e il 2028; Money.it, articolo del 18 settembre 2026 sulle ipotesi di modifica della pensione anticipata.

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