NASpI 2026: requisiti, domanda, importi e cosa succede se trovi un nuovo lavoro

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La perdita del lavoro può rappresentare un momento di forte incertezza economica, soprattutto quando vengono meno le entrate necessarie per sostenere le spese quotidiane e quelle della famiglia. Per i lavoratori dipendenti che perdono involontariamente la propria occupazione, la NASpI è uno dei principali strumenti di sostegno al reddito previsti dall’ordinamento italiano. Tuttavia, per ottenere l’indennità è necessario rispettare determinati requisiti contributivi, presentare la domanda entro i termini previsti e comunicare tempestivamente eventuali cambiamenti della propria situazione lavorativa.

La Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego, conosciuta come NASpI, è una prestazione economica mensile erogata dall’INPS ai lavoratori subordinati che perdono involontariamente il posto di lavoro. La misura ha l’obiettivo di offrire un sostegno temporaneo durante il periodo di disoccupazione, in attesa di una nuova opportunità professionale.

Uno degli aspetti più importanti riguarda proprio il rapporto tra NASpI e nuova occupazione. Trovare un lavoro mentre si percepisce l’indennità non comporta sempre la perdita immediata del beneficio: le conseguenze dipendono dalla tipologia del nuovo contratto, dalla sua durata, dal reddito previsto e dagli adempimenti effettuati nei confronti dell’INPS. Conoscere le regole consente di evitare errori, sospensioni dei pagamenti e possibili richieste di restituzione delle somme percepite indebitamente.

La NASpI è destinata principalmente ai lavoratori con rapporto di lavoro subordinato che hanno perso involontariamente l’occupazione. Tra i beneficiari possono rientrare gli apprendisti, i soci lavoratori di cooperative con rapporto di lavoro subordinato, il personale artistico dipendente e i lavoratori a tempo determinato delle pubbliche amministrazioni. La prestazione spetta anche ad alcune categorie specifiche, come gli operai agricoli a tempo indeterminato dipendenti da cooperative e consorzi che trasformano, manipolano e commercializzano prodotti agricoli e zootecnici prevalentemente propri o conferiti dai soci.

Non tutti i lavoratori disoccupati possono però accedere alla misura. Sono generalmente esclusi i dipendenti pubblici con contratto a tempo indeterminato, gli operai agricoli a tempo determinato e i lavoratori extracomunitari con permesso di soggiorno per lavoro stagionale, per i quali si applicano disposizioni specifiche. Esistono inoltre incompatibilità con determinate prestazioni pensionistiche e regole particolari per chi è titolare di un assegno ordinario di invalidità.

Per ottenere la NASpI è necessario, innanzitutto, che la cessazione del rapporto di lavoro sia involontaria. Il caso più frequente è quello del licenziamento, ma il diritto può sussistere anche in altre situazioni previste dalla legge, come la scadenza di un contratto a tempo determinato.

In linea generale, le dimissioni volontarie non danno diritto alla NASpI. Sono previste, tuttavia, eccezioni importanti, tra cui le dimissioni per giusta causa e quelle presentate durante il periodo tutelato di maternità o paternità, nei casi previsti dalla normativa. Anche alcune ipotesi di risoluzione consensuale possono consentire l’accesso alla prestazione, purché ricorrano le condizioni stabilite dalla legge.

Dal 2025 è inoltre in vigore una specifica regola per alcune situazioni in cui il lavoratore si dimette volontariamente da un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato e, successivamente, perde involontariamente un altro impiego. In questi casi, per accedere alla NASpI occorre aver maturato almeno 13 settimane di contribuzione contro la disoccupazione tra la cessazione volontaria del precedente rapporto e quella del successivo rapporto terminato involontariamente, fatti salvi gli ulteriori requisiti previsti. La disposizione non si applica indistintamente a tutte le situazioni e deve essere valutata sulla base della storia lavorativa del richiedente.

Oltre alla cessazione involontaria del rapporto, è necessario aver maturato almeno 13 settimane di contribuzione contro la disoccupazione nei quattro anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione. Ai fini del requisito contributivo possono essere considerate anche alcune contribuzioni dovute ma non versate dal datore di lavoro, nei limiti previsti dalla normativa.

Prima di presentare la domanda è quindi opportuno controllare la propria posizione assicurativa, soprattutto se nel quadriennio precedente si sono alternati diversi contratti, periodi di disoccupazione, sospensioni o rapporti di lavoro presso più aziende. Una verifica preventiva può aiutare a individuare eventuali anomalie e a comprendere se la contribuzione disponibile sia sufficiente per accedere alla prestazione.

La domanda NASpI deve essere presentata all’INPS entro 68 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro. Il rispetto di questa scadenza è fondamentale, perché la presentazione tardiva può comportare la perdita del diritto alla prestazione.

In determinate situazioni, il termine di 68 giorni può essere sospeso o può decorrere secondo regole specifiche, ad esempio in presenza di particolari periodi tutelati o di eventi che incidono sulla possibilità di presentare la richiesta. Per questo motivo, in caso di malattia, maternità, infortunio o altre circostanze particolari, è consigliabile verificare attentamente il termine applicabile alla propria situazione.

La decorrenza dell’indennità dipende anche dalla data di presentazione della domanda. Se la richiesta viene presentata entro l’ottavo giorno successivo alla cessazione del rapporto, la NASpI decorre generalmente dall’ottavo giorno. Se viene presentata successivamente, ma comunque entro il termine previsto, la prestazione decorre di norma dal giorno successivo alla presentazione della domanda, fatte salve le specifiche eccezioni previste dalla legge.

La richiesta può essere inoltrata attraverso il portale INPS, accedendo al servizio dedicato con le credenziali digitali ammesse, oppure tramite un patronato che offre assistenza nella compilazione e nella trasmissione della pratica.

Per predisporre correttamente la domanda è utile avere a disposizione i dati anagrafici, le informazioni relative al rapporto di lavoro cessato, la documentazione eventualmente necessaria per chiarire la causa della cessazione e le coordinate bancarie per l’accredito. Se sono presenti situazioni lavorative particolari, come un’attività autonoma già avviata o altri rapporti di lavoro, è importante segnalarle fin dall’inizio.

L’importo della NASpI non è uguale per tutti i beneficiari, perché viene determinato sulla base della retribuzione imponibile ai fini previdenziali percepita nei quattro anni precedenti la disoccupazione e della contribuzione utile presente nello stesso periodo.

In termini generali, l’INPS calcola la retribuzione media mensile secondo i criteri previsti dalla normativa e applica le percentuali stabilite per determinare l’indennità iniziale. Il risultato è soggetto a una soglia di riferimento e a un massimale annuale, aggiornati periodicamente. Non è quindi corretto indicare un importo unico valido per tutti i disoccupati.

La prestazione, inoltre, diminuisce progressivamente secondo le regole previste dalla legge. Per gli eventi di disoccupazione soggetti alla disciplina ordinaria, la riduzione è generalmente pari al 3% al mese a partire dal sesto mese di fruizione; per i beneficiari che hanno compiuto 55 anni alla data di presentazione della domanda, la riduzione decorre generalmente dall’ottavo mese. La disciplina applicabile deve comunque essere verificata in base alla data di cessazione del rapporto e alle disposizioni vigenti.

Anche la durata della NASpI dipende dalla contribuzione maturata. In linea generale, l’indennità viene riconosciuta per un numero di settimane pari alla metà delle settimane contributive presenti negli ultimi quattro anni, senza conteggiare i periodi che hanno già dato luogo a precedenti prestazioni di disoccupazione. La durata effettiva viene determinata dall’INPS sulla base della posizione assicurativa del richiedente.

Un altro elemento importante è la contribuzione figurativa. Durante il periodo di fruizione della NASpI vengono generalmente accreditati contributi figurativi, utili ai fini pensionistici secondo le regole previste dalla normativa. Questo consente al beneficiario di non interrompere completamente la copertura previdenziale durante il periodo di disoccupazione, pur dovendo considerare i limiti e le condizioni applicabili al riconoscimento di tali contributi.

Una delle domande più frequenti riguarda la possibilità di iniziare un nuovo lavoro mentre si percepisce la NASpI. La risposta dipende dal tipo di attività intrapresa e dalle condizioni economiche e contrattuali del nuovo rapporto.

Se il beneficiario trova un nuovo lavoro subordinato, è necessario valutare soprattutto la durata del contratto e il reddito annuo previsto. In alcune circostanze, la nuova occupazione determina la sospensione temporanea della NASpI; in altre, può comportare la decadenza dal beneficio. In presenza dei requisiti previsti dalla legge, invece, è possibile mantenere l’indennità in misura ridotta.

In particolare, quando il beneficiario inizia un rapporto di lavoro subordinato di durata non superiore a sei mesi, la prestazione può essere sospesa d’ufficio per la durata del rapporto, secondo le condizioni previste dalla normativa. La disciplina tiene conto anche della natura del contratto e del reddito previsto. Per i rapporti di durata superiore a sei mesi, o a tempo indeterminato, l’eventuale mantenimento della NASpI è possibile soltanto quando ricorrono le specifiche condizioni di legge per il cumulo con il reddito da lavoro e sono rispettati gli obblighi di comunicazione. In assenza di tali condizioni, la nuova occupazione può determinare la decadenza dalla prestazione.

Per evitare interpretazioni errate, è importante non considerare la durata del contratto come l’unico elemento decisivo: il reddito previsto, le caratteristiche del rapporto e gli adempimenti effettuati presso l’INPS possono incidere sul diritto a continuare a percepire l’indennità.

In alcuni casi, chi riprende a lavorare come dipendente può continuare a ricevere la NASpI in forma ridotta. Questo avviene quando sono rispettate le condizioni previste per il cumulo tra indennità e reddito da lavoro. La prestazione viene generalmente ridotta in misura pari all’80% del reddito previsto derivante dalla nuova attività, rapportato al periodo interessato, secondo le regole applicabili.

Il beneficiario deve comunicare all’INPS il reddito annuo presunto e le informazioni relative al nuovo rapporto di lavoro entro i termini previsti. In assenza della comunicazione richiesta, il mantenimento dell’indennità ridotta può non essere riconosciuto, con conseguenze sul pagamento e sul diritto alla prestazione.

La valutazione deve essere effettuata caso per caso, soprattutto quando il nuovo rapporto ha una durata incerta, è part-time oppure prevede un reddito variabile. È quindi consigliabile verificare la situazione prima di dare per scontata la possibilità di cumulare lo stipendio con la NASpI.

Se, durante il periodo di fruizione dell’indennità, il beneficiario avvia un’attività autonoma, professionale o d’impresa individuale, possono applicarsi regole differenti rispetto a quelle previste per il lavoro subordinato.

In determinate condizioni, la NASpI può essere mantenuta in forma ridotta, con una riduzione generalmente pari all’80% del reddito presunto derivante dall’attività autonoma, rapportato al periodo interessato. Per usufruire di questa possibilità è necessario comunicare all’INPS il reddito annuo presunto entro i termini previsti dalla normativa, generalmente entro un mese dall’inizio dell’attività o dalla presentazione della domanda, se successiva.

L’obbligo di comunicazione può riguardare anche chi possiede già una partita IVA, pur prevedendo di non produrre reddito nell’anno. La necessità di dichiarare il reddito presunto, anche quando pari a zero, deve essere valutata con attenzione per evitare problemi nella gestione della prestazione.

Il beneficiario che intende intraprendere un’attività autonoma o avviare un’impresa può inoltre valutare, in presenza dei requisiti previsti, la richiesta di anticipazione della NASpI in un’unica soluzione. Si tratta di un’opzione che richiede una valutazione preventiva, perché comporta regole specifiche e conseguenze sul trattamento dell’indennità. Non deve quindi essere considerata automaticamente più conveniente rispetto alla fruizione mensile.

Per comunicare le variazioni della situazione lavorativa e reddituale, l’INPS mette a disposizione il servizio NASpI-COM. Attraverso questa procedura il beneficiario può segnalare l’inizio di un nuovo rapporto di lavoro subordinato, l’avvio di un’attività autonoma o parasubordinata, la percezione di redditi da lavoro e altre variazioni che possono influire sulla prestazione.

Il servizio può essere utilizzato anche per comunicare cambiamenti relativi all’indirizzo, alle modalità di pagamento e ad altre informazioni rilevanti per la gestione della pratica. La comunicazione deve essere effettuata rispettando i termini applicabili alla singola situazione.

È importante conservare le ricevute delle comunicazioni inviate e controllare lo stato della domanda nell’area personale INPS. Se il nuovo rapporto di lavoro subisce variazioni, termina prima della data prevista oppure genera un reddito diverso da quello inizialmente dichiarato, può essere necessario effettuare ulteriori comunicazioni.

Un errore frequente consiste nel ritenere che sia sufficiente comunicare l’assunzione al datore di lavoro o al Centro per l’impiego. Gli obblighi nei confronti dell’INPS devono invece essere rispettati autonomamente, quando previsti. In caso di dubbio, è opportuno rivolgersi a un patronato prima della scadenza dei termini.

La presentazione della domanda NASpI comporta anche adempimenti collegati alla ricerca di una nuova occupazione e alle politiche attive del lavoro. Il beneficiario deve rispettare gli obblighi previsti in materia di disponibilità al lavoro, convocazioni e percorsi di reinserimento professionale, secondo le disposizioni applicabili alla propria situazione.

La domanda NASpI equivale, nei casi previsti, al rilascio della Dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro. Il beneficiario deve quindi verificare gli eventuali adempimenti successivi richiesti dal Centro per l’impiego, compresi quelli relativi alla stipula del patto di servizio personalizzato e alla partecipazione alle iniziative di politica attiva.

La mancata partecipazione ingiustificata alle attività obbligatorie o il mancato rispetto degli adempimenti previsti può comportare sanzioni, sospensioni o altre conseguenze sulla prestazione, nei casi stabiliti dalla normativa.

Per chi ha perso il lavoro e deve presentare la domanda, il supporto di un patronato può risultare utile per controllare i requisiti contributivi, verificare la corretta decorrenza dell’indennità e individuare eventuali situazioni che richiedono documentazione aggiuntiva.

L’assistenza può essere particolarmente importante per chi ha avuto diversi rapporti di lavoro negli ultimi anni, si è dimesso da un precedente impiego, ha iniziato una nuova attività oppure percepisce altri trattamenti che potrebbero incidere sul diritto alla prestazione.

Anche chi sta già ricevendo la NASpI può rivolgersi a un patronato per comprendere quali comunicazioni inviare in caso di nuova assunzione, attività autonoma, variazione del reddito o cessazione anticipata del nuovo rapporto. Una verifica preventiva può aiutare a evitare errori amministrativi e richieste di restituzione di somme non dovute.

La NASpI rappresenta uno strumento importante per sostenere economicamente chi perde involontariamente il lavoro, ma il diritto alla prestazione dipende dal rispetto di requisiti e scadenze precise. Presentare tempestivamente la domanda, controllare la propria posizione contributiva e comunicare correttamente ogni variazione lavorativa sono passaggi essenziali per usufruire dell’indennità senza incorrere in problemi.

Trovare una nuova occupazione durante il periodo di disoccupazione è un passaggio positivo, ma è necessario verificare le conseguenze sul beneficio prima di dare per scontato che la NASpI continui a essere erogata. Durata del contratto, reddito previsto e comunicazioni all’INPS sono elementi determinanti per stabilire se la prestazione debba essere sospesa, ridotta o cessare.

Chi si trova in una di queste situazioni può rivolgersi a una sede del Patronato EPAC per ricevere assistenza nella verifica dei requisiti e nella gestione della pratica, così da affrontare con maggiore consapevolezza il percorso verso una nuova occupazione.

Fonti

  • INPS, scheda del servizio «NASpI: indennità mensile di disoccupazione», aggiornata al 2 febbraio 2026.
  • INPS, scheda del servizio «Comunicazioni NASpI», aggiornata al 13 gennaio 2025.
  • INPS, dossier «La NASpI – I requisiti per chiedere la NASpI».
  • INPS, «FAQ – Domande frequenti sulla NASpI», aggiornate al 31 luglio 2025.
  • Decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22, e successive modificazioni.
  • Legge 30 dicembre 2024, n. 207, disposizioni relative ai requisiti per l’accesso alla NASpI in caso di precedente cessazione volontaria di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato.

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